S. GIOVANNI BOSCO

 

Don Bosco nasce nell'agosto 1815 ai Becchi, frazione di Castelnuovo d'Asti. Orfano di padre a due anni, viene allevato con tenerezza ed energia dalla madre Margherita, che gli resterà lungamente al fianco quando inizierà la sua opera.

Diventato prete nel 1841 viene a Torino, dove la prima rivoluzione industriale sta provocando ondate massicce di immigrazione, soprattutto giovanile. L'impatto con l'abbandono e la miseria di quei ragazzi è sconvolgente per il giovane prete. Filantropi patrizi e borghesi si ponevano il problema delle classi popolari, sacerdoti tentavano esperienze nuove di avvicinamento ai giovani. Don Bosco sceglie il campo del suo lavoro tra garzoni muratori, spazzacamini, apprendisti sfruttati in miserabili botteghe artigiane. Nasce l'opera degli oratori. Dopo alcuni anni di peripezie, approda definitivamente sui prati di Valdocco.

Don Bosco ospita i ragazzi più abbandonati, organizza per loro i primi laboratori. In seguito, con il riordinamento dell'istruzione negli Stati sardi, si inserisce nel campo dell'istruzione secondaria e apre convitti e collegi per giovani poveri. S'impegna nella stampa popolare a larga diffusione. Nel 1854 nasce la Società salesiana, dieci anni dopo pone la prima pietra della basilica di Maria Ausiliatrice. Con Madre Mazzarello fonda, nel 1872, l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice per la cura della gioventù femminile. Tre anni dopo parte la prima spedizione missionaria per l'Argentina, terra della grande emigrazione italiana dell'Ottocento. Nascono intanto i Cooperatori, considerati da Don Bosco i "salesiani esterni".

Il messaggio educativo di Don Bosco si condensa attorno a tre parole: ragione, religione, amorevolezza. Alla base del suo "Sistema preventivo" c'è un profondo amore per i giovani, chiave di tutta l'opera educativa.

Muore all'alba del 31 gennaio 1888.

La grande "Famiglia salesiana" comprende oggi i Salesiani, con 17.618 membri in 95 nazioni e 1536 Case; le Figlie di Maria Ausiliatrice con 17.203 mèmbri in 69 nazioni e 1478 Case; le Volontarie di Don Bosco, i Cooperatori, gli Ex-allievi.

 

MADRE MAZZARELLO

 

MARIA DOMENICA MAZZARELLO, Cofondatrice e prima Superiora delle F.M.A., nacque a Mornese il 9 maggio 1837, mori il 14 maggio 1881 e fu canonizzata il 24 giugno 1951 da Pio XII.

Umile figlia dei campi, fece suo l'ideale di Don Bosco e lo realizzò fino a diventare la pietra angolare dell'Istituto delle Figlio di Maria Ausiliatrice.

Gli inizi sono umili e anche dolorosi, ma ricchi di grazia. A 15 anni si consacra spontaneamente a Dio con il voto di verginità. Sotto la dirczione di D. Pestarino, vice parroco di Mornese, è tra le prime socie dell'Unione delle Figlie dell'Immacolata. Il programma è già tracciato per tutta la vita: impegno personale di santità e di apostolato. A 23 anni, resa inabile ai duri lavori dei campi per un attacco violento di tifo, contratto nell'assistere eroicamente degli ammalati, mossa da segreta ispirazione, imparò il mestiere della sarta con la precisa intenzione: raccogliere le fanciulle per aiutarle a conoscere e ad amare il Signore.

Nel 1864 il primo incontro con Don Bosco, che su di lei e sul piccolo gruppo delle Figlie dell'Immacolata posò il suo sguardo per l'attuazione dell'idea che si andava maturando in lui, per ispirazione della Vergine stessa, che in uno dei suoi sogni, vide circondata da una schiera di ragazze. "Abbine cura — gli aveva detto — sono mie figlie". L'inverno 1871-72 segna l'inizio ufficiale dell'Istituto F.M.A.

Lo presiede come Superiora Sr. Maria Domenica Mazzarello, scelta dalle sue compagne, ma costretta dall'obbedienza, perché, con sincera umiltà, si riconosceva incapace di tanta responsabilità.

Nel breve periodo di 9 anni, sotto il suo impulso e soprattutto sotto il suo esempio, guidata dalla parola di D. Bosco, l'Istituto acquistò la sua chiara fisionomia e lo spirito di Mornese, vissuto in quegli anni, divenne faro per le generazioni successive.

Straordinaria nel governo, ma più straordinaria nel servizio, giunse fino a offrire la sua vita per il bene dell'Istituto, e Dio accettò la sua offerta.

Alla sua morte, a 44 anni di età, le F.M.A. erano 189 con 26 opere sparse anche oltre Oceano. Oggi sono 17.203 con 1478 opere sparse in 69 nazioni.

 

La Famiglia Spirituale Di Don Bosco

SAN GIOVANNI BOSCO, comunemente chiamato 'don Bosco', è santo e fondatore. Visse a Torino tra il 1815 e il 1888. Il secolo diciannovesimo rappresentò un periodo molto particolare nella storia della Chiesa e dell'Italia.
Don Bosco si è inserito nelle vicende del suo tempo con la forza di un santo e con gli strumenti propri di un fondatore.
Gli è stato conferito ufficialmente dal Papa il titolo di Padre e Maestro di Gioventù, per aver fatto i giovani il motivo psicologico, spirituale, organizzativo della sua vita e della sua attività. Il senso religioso della gente lo invoca, poi, patrono in molti settori della vita quotidiana.

Della sua santità oggi resta una Famiglia spirituale numerosa, che conta molti gruppi che si riconoscono nel suo spirito e diffondono la sua spiritualità. I Salesiani rappresentano il gruppo al quale Don Bosco ha lanciato le sue forze ed intuizioni migliori. Ricordiamo inoltre i gruppi più diffusi: le Figlie di Maria Ausiliatrice, i Cooperatori Salesiani, gli Ex allievi di Don Bosco, le Volontarie di Don Bosco, che sparsi in tutto il mondo operano per la salvezza dei giovani.
Tutti i Gruppi della Famiglia spirituale di don Bosco condividono il Sistema Preventivo che è vissuto come metodo educativo, metodologia pastorale e contenuto spirituale.

Della sua santità, inoltre, resta una testimonianza significativa di santi tra quanti hanno assunto l'esperienza di don Bosco nella propria esistenza: ci sono santi presbiteri e santi laici, santi giovani e santi adulti, santi di vita consacrata e santi nel mondo: un dono particolare dello Spirito del Signore.

Di don Bosco fondatore si possono ricordare molte realizzazioni a favore dei giovani: le scuole, gli oratori-centri giovanili, le scuole professionali, i pensionati, le comunità di recupero per giovani in difficoltà, le parrocchie, le missioni all'estero, le attività di comunicazione sociale.
Molte iniziative ha voluto che venissero collocate nel contesto della vita civile con un riconoscimento pubblico.
Oggi esistono il CNOS (Centro Nazionale Opere Salesiane) e il CIOFS (è l'espressione simile da parte delle Figlie di Maria Ausiliatrice) che hanno questo riconoscimento civile. Ne sono espressione associativa: CNOS-Scuola,
PGS (Polisportive Giovanili Salesiane), TGS (Turismo Giovanile e Sociale), VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo)...

Per sostenere l'insieme delle sue opere, non solo dal punto di vista economico, quanto soprattutto dal punto di vista della simpatia tra la gente e della diffusione del suo spirito, diede inizio nel 1877 al Bollettino Salesiano.

Don Bosco si è molto impegnato nel settore della comunicazione sociale. Personalmente è stato scrittore, pubblicista, editore.

La diffusione mondiale dell'opera di don Bosco e la scelta giovanile lo hanno reso molto popolare nei vari continenti.

PERCHE' IL "CORTILE"?

 

Cortile dove vivere l'amicizia e l'allegria

a) Non si può pensare a don Bosco senza abbinarlo all'immagine di un cortile, dove i giovani hanno «ampia libertà di saltare, correre, schiamazzare a piacimento».

- Sport

- musica

- teatro...

«Sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità e alla sanità».

Il pericolo è scindere queste realtà dal discorso educativo e formativo.

b) Nel cortile si vive lo «spinto di famiglia», distintivo dello spirito di don Bosco.

«La familiarità porta affetto e l'affetto porta confidenza». «Il maestro visto solo in cattedra è maestro e non più, ma se va in ricreazione con i giovani, diventa come fratello… i cuori si aprono e fanno conoscere il loro bisogno e palesano i loro difetti»,

c) Il cortile è il luogo primario di educazione:

si conoscono i ragazzi, si stringono nuove amicizie...

d) Il cortile è aperto al territorio in cui si trova, proprio perché è punto di incontro di tanti giovani, è attento ai loro problemi (lavoro, studio, divertimento, devianza...). È un modo di vivere la missionarietà.

 

"Caro Amico

io ti voglio bene con tutto il mio cuore.

Mi basta sapere che sei giovane perché ti voglia molto bene

Nel tuo cuore porti il tesoro dell’amicizia con il Signore.

Se lo conservi, sei ricchissimo.

Se lo perdi diventi una delle persone più infelici e più povere del mondo.

Il Signore sia sempre con te, e ti aiuti a vivere come suo amico.

Se ti comporti così, ti assicuro che Dio sarà contento di te,

e salverai la tua anima: la cosa più importante della vita.

Dio ti regali una vita lunga e felice.

L’amicizia del Signore sia sempre la tua grande ricchezza nella vita terrena

e nell’eternità"

Sono il tuo amico

                        Sac. gio Bosco

 

DECALOGO

DELLO

SPORTIVO

Io sono il Signore Dio tuo

1 Non di solo sport vive l'uomo, perché solo in Dio si trova il senso ultimo dell'esistenza.

2 Non pregare Dio per vincere, ma perché ti aiuti a diventare a divenire campione nella vita.

3 Non ridurre la Domenica all'attività sportiva, perché questo è solo un aspetto della tua esistenza.

4 Non insuperbirti delle tue possibilità perché la vita è stata trasmessa per farne dono.

5 Non adottare mai parole o atti di violenza, perché lo sport sia un'occasione d'incontro fraterno.

6 Non abusare del tuo corpo e rispetta quello degli altri, perché è segno visibile della presenza di Dio.

7 Non togliere il merito a nessuno con scuse o denigrazioni,    perché l'avversario ha la tua stessa dignità.

8 Non barare in gara o con l'assunzione di sostanze illecite, perchè imbroglieresti te stesso prima e più ancora degli altri.

9 Non illuderti del successo e non essere in balia delle valutazioni altrui, perché l'umiltà e l'equilibrio ti aiutino a vivere.

 

10 Non essere invidioso di chi è migliore di te, perché l'importante è dare il meglio delle proprie possibilità.